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Eventi

Centro Interculturale "Giovanni Paolo II"

22 Dicembre 2007
Inaugurazione centro interculturale "Giovanni Paolo II"
ed annesso auditorium "Sebastiano, Agrippino e Pietro Ialuna "

 

Il 22 dicembre 2007, alle ore 17.00, è stato riaperto al pubblico l'imponente edificio denominato comunemente "Casa delle Fanciulle", da poco ristrutturato.

Cinema 1

La lunga storia di questo edificio sembra risalire al 1589, quando i Padri Mercedari si stabilirono a Mineo e venne istituito il Convento. Nel 1700 ebbe termine l'istituzione conventuale e la struttura venne utilizzata dapprima quale Monte di Pietà e, successivamente, con Decreto del 26 gennaio 1799, il Re di Sicilia autorizzò il trasferimento del Collegio di Maria Addolorata in questi locali, con la concessione anche dell'uso della chiesa. Per tutto l'Ottocento il "pio istituto" fu sostenuto da vari lasciti e legati. Il convento venne chiuso all'inizio del Novecento sembra per mancanza di personale. Riaperto nel 1924, l'Amministrazione fu affidata a 3 Consiglieri eletti dal Ministero Nazionale dell'Educazione e la Direzione interna fu concessa ad una monaca proveniente dalla Badia di S. Benedetto e, poi, alle suore Francescane. Tra gli anni '50 e '60 la parte est del fabbricato crollò e fu solo parzialmente ricostruita negli anni '70, grazie ad un modesto contributo del Ministero degli Interni. Nella attigua Chiesa di S. Spirito (sconsacrata) per decenni il Canonico Pietro Ialuna inventò l'idea del cinema a Mineo, inizialmente secondo lo stile del cinema parrocchiale, poi via via sempre più aperto al pubblico. Dalla metà degli anni '80, l'intera struttura è stata in completo abbandono. Alla fine degli anni '80 (precisamente nel 1987) il Commissario Regionale dell'Ente "Casa delle Fanciulle", Dott. Vincenzo Tutino, affidò l'incarico di progettare la ristrutturazione dell'edificio all'Ing. Saverio Cortese, a cui (1990) vennero affiancati anche l'Arch. Sebastiano Ragusa e l'Ing. Maurizio Erbicella. Il 22/03/1994 si verificò una svolta: venne sciolto l'Ente Casa delle Fanciulle e l'immobile fu trasferito al Comune di Mineo. Alla fine di quell'anno si insediò la prima Amministrazione Mirata, la quale invitò i tecnici incaricati a rivedere il progetto, adeguarlo alle normative vigenti e cominciare a cercare le strade per un eventuale finanziamento dell'opera. Il 17/07/2003, con Deliberazione di G.M. n°140, l'attuale Amministrazione approvò la stesura definitiva del progetto esecutivo e, successivamente, con Decreto n°1706 dell'11/11/2003, l'Assessorato Regionale ai LL.PP. ha finanziato la ristrutturazione dell'immobile, i cui lavori sono iniziati il 06/09/2004 e terminati ufficialmente il 02/12/2006, con relativo collaudo avvenuto il 05/03/2007 a cura dell'Arch. Sebastiano Filippone.



Cinema 2

Quale sarà la destinazione d'uso di questa struttura? Nel progetto di ristrutturazione l'obiettivo è quello di realizzare un centro di "accoglienza", ma l'Amministrazione pensa di ampliare la tipologia di utilizzo e realizzare in questa sala e nei locali adiacenti anche un laboratorio teatrale, un cineforum, spettacoli musicali, convegni; negli ambienti dove prima sorgeva l'orfanotrofio realizzare sale espositive, punti di aggregazione sociale e, in particolare, giovanili, corsi di formazione o sezioni staccate di corsi di laurea (stipulando apposite convenzioni con Poli Universitari già esistenti o in fieri). La sala dove prima si svolgevano le proiezioni cinematografiche è stata denominata "Auditorium Agrippino, Sebastiano e Pietro Ialuna". Molti in paese conoscono bene la storia di questi 3 fratelli. Agrippino Ialuna oggi sarebbe stato definito un personaggio eclettico, cioè, con molteplici interessi sotto il profilo umano e professionale.



Cinema 3

Laureato in filosofia, bravissimo insegnante in vari istituti, scelse il sacerdozio e, in particolare la Compagnia di Gesù: il suo sogno, infatti, era quello di diventare missionario e l'ordine dei Gesuiti gli sembrò ideale per questo scopo, immaginando sempre ciò che S. Ignazio di Lojola aveva detto ai suoi seguaci "Ite, accendite, inflammate omnia". Lo ritroviamo autore di numerosi articoli per riviste cattoliche, oppure in Belgio a fianco degli operai delle miniere (quasi tutti emigrati) a lottare per migliori condizioni di vita e di lavoro. Infine, all'ingresso dell'Italia nella Seconda Guerra mondiale, viene nominato Cappellano Militare, col grado di Tenente, inviato in Albania, coronando, sia pure in maniera diversa da come lo immaginava, il sogno di diventare missionario. La figura del Cappellano Militare è spesso dimenticata o sottovalutata; quando si parla di gesta eroiche durante le guerre, nessuno pensa mai al ruolo silenzioso ma rassicurante che questi personaggi hanno avuto. Ma anche in guerra Padre Agrippino, non smise di essere sacerdote; dai soldati preferiva farsi chiamare "Padre" e non "Tenente", svolgeva la sua opera umanitaria e religiosa soprattutto nell'ospedale da campo, scriveva numerose lettere ad amici e familiari, specie al fratello Pietro. Quando venne colto anch'egli da tifo petecchiale, continuò a lavorare per gli altri, per quelli che lui chiamava "i miei soldati", fino alla morte, avvenuta nella notte tra il 23 ed il 24 marzo 1944. La gran parte di queste informazioni sono state raccolte, oltre che dai familiari, soprattutto da dati forniti da Don Paolino Stella, noto per i suoi testi su Luigi Sturzo e, più in generale, sui religiosi e sulla religiosità in Sicilia e nel Calatino in particolare. Sebastiano Ialuna, più piccolo di età rispetto ad Agrippino, ha legato il suo nome ad un evento tragico della Seconda Guerra Mondiale, la strage delle Fosse Ardeatine a Roma. Da ragazzo, Janu, preferiva il lavoro nei campi alla scuola e partecipava alle iniziative del periodo, indossando la divisa di "balilla" prima e quella di "avanguardista" dopo. Il 10 giugno 1940, l'annuncio dell'ingresso in guerra dell'Italia sconvolse la famiglia Ialuna: Agrippino (di cui abbiamo detto) e Janu vennero coinvolti nel conflitto. Delle gesta di Janu non sappiamo nulla o quasi fino all'8 settembre, giorno in cui il suo battaglione si trovava a Roma e sia lui che i suoi commilitoni, sbandati, non volendo arrendersi ai tedeschi, cercarono rifugio un po' ovunque. Janu si nascose da una zia (sorella del padre) e lì aspettò l'arrivo degli alleati per uscire allo scoperto e tornare a casa. Ma col passare delle settimane egli temette di far correre pericoli alla zia ed alla sua famiglia e, così, decise di scappare, portandosi degli indumenti ed un anello donatogli da questa zia e rifugiandosi in una cascina di campagna presso Velletri. Qui venne scoperto, catturato e rinchiuso nel carcere di "Regina Coeli", tra i detenuti in attesa di giudizio. Il 23 marzo 1944, l'attentato partigiano di Via Rasella determinò la morte di 33 soldati tedeschi. Si scatenò la rappresaglia, organizzata da nomi tristemente famosi (Kappler, Priebke): l'ordine era quello di uccidere 10 italiani per ogni tedesco morto nell'attentato. L'indomani mattina, Janu ed altri 334 prigionieri, in gran parte rastrellati in maniera sommaria o ebrei, vennnero portati fuori dal carcere e caricati su camion militari. Gli venne riferito che li portavano fuori a lavorare e rendersi almeno utili a qualcosa. In carcere a "Regina Coeli" c'era anche un certo Salvatore Brunelli (vivente e residente a Mineo), anche lui catturato tra i tanti soldati sbandati dopo l'8 settembre. Appena apprese che li stavano portando fuori a lavorare, provò un piccolo sussulto di gelosia: "almeno loro stanno andando a lavorare all'aria aperta, noi invece rimaniamo a marcire qua dentro".

Cinema 4

La storia la conosciamo tutti: quei 335 prigionieri, compreso il nostro Janu, vennero condotti a morte, dentro delle cave di tufo ed i loro cadaveri furono scoperti solo nel mese di luglio, dopo la liberazione di Roma. Il corpo di Janu venne riconosciuto dalla zia, grazie alla camicia ed all'anello che la stessa gli aveva regalato. Pietro Ialuna, infine, dei 3 fratelli, è ovviamente quello che l'attuale popolazione ricorda di più. Su di lui ha esercitato una profonda influenza il fratello Agrippino. Numerose, come abbiamo detto, sono le lettere intercorse sia prima che durante la guerra. Il sogno di Padre Pietro Ialuna era quello di ridare entusiasmo alla gente di Mineo, sconvolta dalle guerre e dalla miseria. Il suo nome è legato al cinema, che egli stesso realizzò in questa chiesa sconsacrata, dedicandolo alla memoria dei 2 fratelli, Agrippino e Sebastiano. Lo si ricorda sempre, imponente, messo davanti alla porta, a fare entrare, a spettacolo iniziato, i ragazzini anche se non avevano i soldi per il biglietto.

Allo stesso modo, l'Amministrazione ha pensato di intitolare l'intero edificio Centro Interculturale, proprio a significare l'auspicio che diventi punto di incontro ed aggregazione di varie forme di culture, organizzazioni, iniziative. Giovanni Paolo II, perché questo grande Papa ha sempre spinto il dialogo tra culture, razze e religioni diverse e, in particolare, si è sempre dedicato con occhio di riguardo ai giovani di tutto il mondo.

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